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WhAt I aM
Her drugS
«Un giorno volerò di nuovo», sussurrò, sorridendo al suono di quelle lunghe sillabe pronunciate a mezz’aria, tra un sospiro ed un altro. Si alzò in piedi nel letto, sistemando attentamente le gambe per non perdere l’equilibrio, e voltò la testa verso l’alto, allungando le braccia all’altezza delle spalle. La sua camera non gli era mai sembrata così grande, e la sola distanza tra i suoi occhi ed il pavimento gli faceva venire i capogiri, ma non gliene importava più di tanto, perché era convinto che, se l’aria l’avesse sostenuto, la sclerosi multipla sarebbe stata meno dolorosa di come non lo era tra le lenzuola di un letto. Chiuse gli occhi, lentamente, assaporando il dolce profumo che dominava l’aria, e saltò giù dal materasso, verso quel pavimento freddo e gelido che aveva precedentemente sfiorato; era convinto che provare a volare, almeno una volta nella vita, fosse la cosa più bella che si potesse fare, oltre a piangere e ridere.
Io chi sono. Già, bella domanda questa. Credo che nessuno conoscerà mai me stessa, come io non conoscerò mai le persone che mi stanno accanto. O per lo meno, nessuno conoscerà mai bene gli altri. Eh, sì. Io sono un gioco di parole, sono lettere, frasi, musica, colori, acqua e notte. Forse, quasi 18 anni non sprecati, vissuti con la speranza che prima o poi ci sarà un mondo migliore, una mia realtà. Sicura di quel che posso fare, dare e percepire, ma mai convinta di come potrei permetterlo. Un sogno, forse due, tre, quattro e cinque, ma sempre oltre quell'impossibile. Una matematica non mai sicura, perché una goccia più una goccia non fanno due gocce, eppure, speranzosa di una scienza aritmetica che forse, l'aiuterà. E se non avete ancora compreso che la sua mente è un labirinto, fermatevi pure a prendere un thé con lei, provando a capire come possa esser capita.
Wir hören nie auf zu schreien, Wir kehren zum ursprung zurück.